A Cortina l’assemblea nazionale dei cacciatori
“L’attività venatoria è tradizione e conoscenza, non facciamoci travolgere dalle fake news e dalla cultura metropolitana”
Articolo – Cortina ospiterà l’assemblea nazionale dell’Unione nazionale cacciatori zona Alpi (Unzca), che vuole porre al centro il ruolo del cacciatore nella gestione ambientale e nella difesa della cultura alpina. Secondo il senatore Luca De Carlo, è l’occasione per “chiarire la visione del governo rispetto all’importanza dell’attività venatoria nel mantenimento del territorio e nel perpetuare le tradizioni”: non che ci fossero dubbi, in realtà.
BELLUNO. Sarà Cortina a ospitare la 59esima assemblea nazionale dell’Unione nazionale cacciatori zona Alpi (Unzca), che vuole porre al centro il ruolo del cacciatore nella gestione ambientale e nella difesa della cultura alpina.
“Quando ho iniziato il mandato c’era la volontà di portare avanti un messaggio naturale per noi delle terre alte, meno per i contesti urbani: evidenziare il ruolo del mondo venatorio rispetto ad ambiente, fauna ed ecosistema, non solo come carnefici ma come qualcuno che ha a cuore il benessere animale e del territorio. Spero che tutto ciò riesca a essere concretizzato nell’incontro di Cortina”, commenta Silvia Calligaro, vicepresidente della provincia di Belluno con delega a caccia e pesca.
Un’occasione, affermano dalla Riserva di caccia di Cortina, “per incontrarsi in allegria, festeggiare una comune passione, approfondire argomenti tecnici inerenti la gestione della fauna e dell’ambiente e conoscere un’altra realtà culturale-venatoria”. Compito del cacciatore alpino, secondo loro, è la gestione delle popolazioni di animali selvatici ma anche portare avanti la cultura e le tradizioni del mondo di montagna.
Il mondo venatorio lascia insomma trasparire una certa ansia di vedere scomparire “i rituali” delle terre alte e la volontà di difenderli. “La comunicazione è molto importante rispetto all’attività venatoria – sottolinea il senatore Luca De Carlo – perché siamo costantemente colpiti da fake news e con questa assemblea c’è il dovere di chiarire una volta per tutte qual è la visione del governo rispetto all’importanza dell’attività venatoria nel mantenimento del territorio e nel perpetuare le tradizioni. Non esiste infatti montagna che non abbia la caccia all’interno delle proprie tradizioni e l’importanza di questi eventi va nel solco del non farci travolgere dalle fake news ma dare giustizia sulla realtà dei fatti”. Anche se, va detto, quale sia la visione del governo è già ben chiaro.
L’evento si terrà da venerdì 13 giugno a domenica 15: nel mezzo, il convegno “Attività turistiche e cura della montagna. Gestione faunistica e turismo di massa”, in cui si parlerà dei cambiamenti della montagna, il rapporto tra cacciatore e turista e gli impatti del turismo sulla fauna selvatica. “In questo momento storico noi cacciatori – afferma Bruno Menardi, presidente della Riserva di caccia di Cortina – dobbiamo assolutamente evidenziare che la caccia è soprattutto conoscenza e cultura. Ultimamente si avvicinano a questa passione molti giovani, ai quali interessa molto l’aspetto culturale, ma siamo rimasti in pochi a conoscere territorio e animali e il cambiamento deve arrivare da tutti: collaborare insieme per il mantenimento non solo di fauna e flora, ma anche e soprattutto delle tradizioni e della cultura”.
Uncza è nata nel 1964 e raccoglie i cacciatori dell’arco alpino. “È di tipo culturale, niente di più. È nata – spiega il presidente Sandro Flaim – per promuovere le buone pratiche di gestione faunistica e da allora si sono fatti grandi passi avanti, con anche università, tecnici faunistici ed enti locali che si occupano di questo. Sebbene lo scopo di Uncza comprenda ancora la ricerca scientifica, il ruolo fondamentale è però un altro: non dobbiamo più preoccuparci di tutelare i nostri animali, quanto soprattutto la loro casa, che è la nostra. L’arco alpino è stato ed è soggetto a modificazioni territoriali importanti: lo spopolamento, il cambiamento climatico e una deriva ancora peggiore della modificazione territoriale, cioè quella culturale del nostro essere montanari perché la cultura metropolitana si sta sovrapponendo sempre di più a quella delle valli alpine. E infine c’è la difesa del territorio: le valli alpine hanno vissuto una crescita economica grazie al turismo, ma va posta attenzione ai problemi di tipo urbanistico. Anche noi cacciatori vogliamo essere partecipi della vita civile e di tutto ciò si parlerà nell’incontro”.
Sulla locandina campeggia la sponsorizzazione di un cannocchiale da puntamento, per essere “più vicino alla preda”, e ci sarà anche “per le signore” una visita in pullman al Museo della Grande guerra in Val Parola. Di certo, che si respiri aria di tradizione non c’è dubbio.

