Roma: niente oasi per ungulati

Roma: niente oasi per ungulati

Fabio Grilli 22 maggio 2020 09:25“

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L’ipotesi di trasferire gli esemplari che si aggirano in città all’interno d’una specifica oasi non è decollata. Pronio:”Avevamo pensato al parco dell’Inviolatella ma non si può fare”

Non ci sono oasi destinate ad accogliere i cinghiali della Capitale. L’ipotesi, avanzata dal Campidoglio per evitare l’abbattimento degli esemplari che si aggirano in città, non è mai decollata.

Niente oasi per ungulati

“Avevamo pensato che il parco comunale dell’Inviolatella potesse essere adatto. Abbiamo però verificato che al suo interno sono state realizzate alcune edificazioni che non rendono sicuro il trasferimento dei cinghiali nell’area verde” ha fatto sapere Loredana Pronio, delegata capitolina al benessere degli animali. Altre oasi naturalistiche, al momento, non ce ne sono. 

A fine aprile, sul tavolo della Sindaca, era stata avanzata la proposta del parco di Roma Nord che, a distanza di un mese, si è dimostrato non essere praticabile. “Bisognerebbe puntare sui centri rifiugio ed al riguardo ce ne sono due disponibili in Toscana”. I costi del trasferimento extra regione sarebbero però esorbitanti e di conseguenza “per ora si è tutto fermato” ha ammesso Pronio. L’ipotesi cara all’amministrazione grillina non è mai decollata.

Riprese le segnalazioni

Intanto in città, complice la fine del lockdown imposto per contenere gli effetti del nuovo Coronavirus, sono riprese le segnalazioni. Foto e video, girati dai romani, mostrano la presenza di nuovi branchi. Si aggirano anche in pieno giorno, in strade e frequentate aree verdi. Per contenerli sono due le strade che si sta cercando di perseguire. Entrambe con modesti risultati.

Il ricorso alle gabbie

Nei parchi che sono gestiti dall’ente Regionale RomaNatura, grazie ad un accordo sottoscritto con Federparchi e Legambiente ed appunto la Regione Lazio, dal 2019 si è proceduto a sistemare delle gabbie. L’iniziativa è stata condotta sulle riserve di Decima Malafede e della Marcigliana. E, per ammissione del presidente di RomaNatura, nel corso del 2019 hanno consentito la cattura di 300 esemplari. Ancora meno significativo è stato invece il ricorso alla telenarcosi.

La telenarcosi

In contesto urbano, l’accordo sottoscritto tra Comune, Regione e Città Metropolitana, prevede la possibilità di narcotizzare gli ungulati che, una volta catturati, vengono poi abbattuti. In quel caso, a differenza delle gabbie, non è prevista neppure la macellazione, perché il farmaco utilizzato per addormentarli necessita di molti giorni per essere smaltito dall’organismo. In ogni caso i cinghiali che sono stati raggiunti da un sonnifero, a Roma, sono davvero pochi. Nel corso della contestata operazione svoltasi durante il lockdown sulla Cassia, è stato catturato in questo modo un solo esemplare.

Le strategie di contenimento

Le gabbie offrono soluzioni modeste, la telenarcosi invece porta a risultati che si approssimano allo zero. E l’ipotesi di trasportare gli animali catturati, che abbiamo detto essere pochissimi, in oasi loro destinate, non è mai decollata. Intanto però a Roma i cinghiali sono in piena stagione riproduttiva. E con il passare dei giorni, i loro avvistamenti, sono destinati ad aumentare.“

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