Produzione armi: il dopo coronavirus fa “ben sperare” IWA rimandata al 2021

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C’è un settore che guarda con ottimismo al futuro. E’ quello della produzione di “armi comuni”: revolver, pistole, carabine, fucili da caccia, ma anche snipers per tiratori scelti, fucili a pompa per corpi di sicurezza e fucili semiautomatici. Lo ha fatto capire chiaramente il direttore generale della Fabbrica d’Armi Pietro BerettaCarlo Ferlito. «Ero molto più preoccupato quando abbiamo chiuso perché avevo paura di essere molto asincrono nei confronti dell’estero» – ha detto Ferlito in riferimento all’epidemia da coronavirus nella video intervista rilasciata alla rivista “Armi e tiro”. Ma – ha aggiunto – per quanto riguarda il lockdown delle attività aziendali, i Paesi esteri «si sono avvicinati molto a noi, ad una settimana o due di distanza e questo ci fa ben sperare che quando ripartiremo, ripartiremo tutti assieme». Del resto, come ha spiegato Ferlito, le attività nella storica azienda di armi di Gardone Valtrompia – dove si sono verificati due casi di coronavirus – non si sono mai del tutto fermate e, grazie al Decreto governativo del 22 marzo scorso che ha permesso di continuare la produzione nelle industrie collegate al settore della difesa, la Beretta è già «pronta a ripartire».

Rinviata la fiera di Norimberga

Per i produttori italiani ed europei di armi l’enorme mercato degli Usa costituisce in questo momento di crisi più di una speranza, una vera certezza. La più grande fiera europea di armi, IWA di Norimberga che avrebbe dovuto tenersi a marzo e, per via dell’epidemia da coronavirus, in un primo momento era stata rinviata a settembre ha infatti annunciato definitivamente forfaittutto rimandato al 2021. Un colpo al cuore non solo per le aziende europee, ma anche per i cosiddetti “appassionati” (tiratori, cacciatori, collezionisti ecc.) che erano impazienti di poter visitare per la prima volta la fiera tedesca visto l’iniziale annuncio degli organizzatori di voler aprire quest’anno, in via eccezionale, l’evento anche al pubblico: a differenza della fiera delle armi di Vicenza HIT Show che permette l’ingresso a chiunque, minori compresi purché accompagnati, il salone delle armi IWA è infatti riservato ai soli operatori specializzati di settore e non permette la partecipazione ai semplici appassionati e men che meno ai sedicenti oplofili.

Drastico calo della produzione italiana di “armi comuni”

Per i produttori italiani di armi tutto questo è manna dal cielo. Lo si evince dal dettagliato rapporto presentato nei giorni scorsi da Carlo Tombola, coordinatore scientifico dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (OPAL) di Brescia, dal titolo “I dati del Banco Nazionale di Prova di Brescia nel contesto dell’informazione sulla produzione e detenzione di armi in Italia”. La produzione italiana di “armi comuni” è, infatti, in costante calo dal 2013 tanto che nel 2019 ha segnato il dato più basso degli ultimi quindici anni: dopo il record di oltre 1 milione di armi prodotte nel 2013 è diminuita a poco più di 703mila del 2019 con un decremento complessivo del 31,5%, una riduzione quindi di quasi un terzo. Mentre la produzione di “armi lunghe” (fucili da caccia e per tiro sportivo) manifesta una sostanziale tenuta, il calo è drastico soprattutto per le “armi corte” (pistole e revolver): una diminuzione del 28% negli ultimi due anni, praticamente dimezzata la produzione rispetto al 2013 (da oltre 260mila armi a meno di 129mila nel 2019).

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