Il rischio di incendio boschivo

Il rischio di incendio boschivo

Il fenomeno che causa il rischio di incendio boschivo è una combustione che per avvenire e continuare nel tempo necessità di tre elementi fondamentali:

  • il combustibile, ossia l’insieme dei materiali legnosi che formano (o hanno formato) le piante e gli altri vegetali presenti nell’area considerata;
  • il comburente, l’ossigeno atmosferico;
  • l’energia di accensione fornita da un qualsiasi apporto esterno, generalmente una fiamma.
L’incarico conferito all’”Italcaccia” per l’avvistamento degli incendi boschivi nella stagione estiva appena trascorsa ha completamente ribaltato il dato statistico relativo al numero dei roghi e della superficie distrutta dal fuoco verificatisi nel territorio di Itri, comune che, fino al 2017 è risultato essere uno dei più devastati, nel Lazio e nell’Italia, mentre, nel 2018, il fenomeno si è ridotto notevolmente, limitandosi a registrare solo pochi e neppure estesi casi, prontamente fronteggiati da chi ne aveva la competenza. A tale proposito va precisato che, a partite dall’anno in corso, i soci dell’Italcaccia unitamente agli appartenenti all’ATC LT2 e ai volontari dell’A.F.V. Frà Diavolo, sono stati gli unici a svolgere il servizio di avvistamento degli incendi boschivi sul territorio del comune di Itri.

L’incendio boschivo ha generalmente inizio con la combustione di sostanze vegetali leggere e di piccole dimensioni, progredendo e incrementando l’energia fino a bruciare anche la biomassa di grandi dimensioni.

Fra i molteplici fattori connessi alla propagazione degli incendi assumono particolare rilevanza le caratteristiche delle coperture vegetali, lo stato dei combustibili, l’esposizione dei versanti e le loro caratteristiche cliviometriche, nonché la caratterizzazione climatica del territorio. Inoltre l’abbandono di molte aree agricole e boscate e il derivante deterioramento dello stato colturale dei boschi hanno contribuito all’incremento della frequenza di condizioni predisponenti lo sviluppo del fuoco.

I molteplici fattori connessi alla probabilità che un soprassuolo sia interessato da un incendio sono raggruppabili in due principali tipologie:

  • fattori predisponenti, connessi alle caratteristiche intrinseche del territorio. I principali fattori che rientrano in tale categoria sono la topografia (esposizione e pendenza dei versanti), la vegetazione (composizione specifica e condizioni selvicolturali), condizioni meteorologiche (precipitazioni, vento, temperatura e umidità relativa dell’area).
  • fattori determinanti, riconducibili a cause naturali o di origine antropica. Mentre le prime, rappresentate dai fulmini o dall’autocombustione sono fenomeni estremamente rari nel territorio regionale lombardo, le cause antropiche sono le più significative e possono essere volontarie, quando, legate alla specifica volontà di appiccare un incendio per causare un danno all’ambiente, a cose o persone), o involontarie, comprendenti le cause legate all’azione umana, ma senza volontà o dolose (cause colpose, scariche di linee elettriche, ecc.). Essendo il fattore di innesco generalmente legato alla presenza dell’uomo sul territorio il rischio di incendio boschivo si colloca in una posizione intermedia fra i rischi naturali e quelli antropici.

Focalizzando l’attenzione sul combustibile, uno dei tre fattori indispensabili perché si verifichi un incendio, esso può essere descritto sulla base di due principali caratteri pirologici: l’infiammabilità, determinata dalla prontezza a sprigionare le fiamme, e la combustibilità, ossia l’attitudine a sopportare un processo di combustione più o meno rapido e durevole nel tempo. Tali caratteri dipendono da fattori biologici, quali la copertura vegetazionale e la sua composizione, densità e struttura, e da fattori ambientali come le condizioni meteorologiche e geomorfologiche tipiche della zona considerata.

Nello studio i caratteri pirologici citati sono stati ricondotti a due indicatori. L’infiammabilità è stata espressa come potenziale pirologico, attribuendo cioè un valore rappresentativo dell’incendiabilità della vegetazione a ciascuna categoria forestale, così come definite dalla Carta regionale dei tipi forestali. Diversamente la combustibilità è stata descritta dall’indicatore di vulnerabilità specifica che sintetizza il grado di resistenza della vegetazione al passaggio del fuoco e la sua capacità di recupero (resilienza).

Tipologia di meccanismi, processi

All’inizio della reazione il combustibile si riscalda e subisce un processo di pirolisi (perdita di componenti volatili) e di disidratazione (perdita d’acqua), fino a che la temperatura o il contenuto energetico dei gas diviene sufficiente a innescare l’accensione. A questo punto la reazione chimica è esotermica e non richiede la presenza dell’originaria fonte di calore. Le particelle di combustibile possono bruciare con una combustione lenta (senza fiamma) o con una combustione viva, ossia con fiamma. Nella fase di accensione si presume che il combustibile sia in uno stato di combustione autosostenibile senza fiamma.

All’accensione, segue la fase di crescita iniziale che corrisponde al passaggio dalla combustione lenta alla combustione con fiamma, succeduta a sua volta dalla crescita secondaria, durante la quale la reazione di combustione si evolvepassando dal combustibile di superficie a quello aereo delle chiome degli alberi (propagazione del fuoco di chioma).

Il fuoco si può poi evolvere in diversi modi: può perdere la sua energia calando fino a raggiungere la sua completa estinzione, o decadere e propagarsi come fuoco radente con un fronte di fiamma, oppure ancora, quando le fiamme si spengono, propagarsi come fuoco sotterraneo ed estinguersi fino a raggiungere lo stadio finale.

Si sottolinea infine che l’andamento descritto di crescita e decadimento non è un processo chiuso, ossia un fuoco sotterraneo in fase di decadimento può crescere e diffondersi nuovamente con una combustione viva o addirittura sviluppare una crescita secondaria e propagarsi, successivamente, come fuoco di chioma.

In funzione dello strato vegetale coinvolto nel processo di combustione è possibile distinguere diverse tipologie di incendi connesse alla modalità di diffusione del fuoco: fuoco sotterraneo, radente, di chioma e totale; con la possibilità che si verifichi nel corso dell’evento un’evoluzione verso diverse tipologie d’incendio.

Gli incendi sotterranei bruciano senza fiamma nello strato organico sopra l’orizzonte minerale con una propagazione molto lenta; essi si sviluppano di solito in periodi particolarmente siccitosi in presenza di esigua umidità del terreno e, sebbene non costituiscano un grave rischio per gli strati superiori della vegetazione, possono comunque determinare danni considerevoli al suolo a causa della loro lunga persistenza. Il fuoco radente è generalmente caratterizzato da una fiamma bassa in grado di bruciare lo strato superficiale del terreno, formato da residui vegetali non ancora decomposti, gli strati erbacei e arbustivi, lasciando integre le chiome delle piante e arrecando un danno più o meno esteso solo ai tronchi. Diversamente l’incendio della chioma arreca danni quasi totali in quanto

  • un evento difficilmente contrastabile con i mezzi ordinari e la sua evoluzione può essere considerata la prosecuzione di un incendio con fuoco radente in un bosco ove la massa vegetale presente nei piani intermedi consente il passaggio della fiamma dal terreno alla chioma. Infine quando il fuoco percorre tutti gli strati vegetazionali si ha un incendio totale, che interessa la lettiera, la vegetazione erbacea, cespugli e arbusti, fino al tronco e alla chioma degli alberi. Gli eventi di questo tipo sono quelli potenzialmente in grado di comportare ingenti danni al sistema bosco inteso nella sua globalità di funzioni e necessitano dunque di interventi particolarmente tempestivi ed efficaci.

La diffusione del fuoco sul territorio è determinata da diversi parametri; nel dettaglio i fattori fisici che influiscono significativamente sull’accensione e lo sviluppo di un incendio boschivo possono essere raggruppate in tre categorie. Il primo aspetto riguarda la topografia in quanto la configurazione del terreno in termini di altitudine, pendenza ed esposizione, determina il tipo di clima, la vegetazione e il regime dei venti al suolo. La seconda categoria concerne la vegetazione, ossia come precedentemente illustrato il combustibile; gli elementi che incidono sul fenomeno riguardano la tipologia vegetazionale, la struttura e la distribuzione spaziale sul territorio. Il terzo e ultimo aspetto è rappresentato dalla meteorologia che è il fattore più variabile nel processo di propagazione del fuoco; per quest’ultima i parametri più rilevanti sono: temperatura e umidità dell’aria, precipitazioni, radiazione solare, stabilità atmosferica, profilo verticale o velocità e direzione del vento.

Per descrivere il comportamento del fuoco durante un incendio boschivo sulla base dei fattori descritti, sono stati codificati alcuni parametri che caratterizzano il fronte di fiamma in funzione di:

  • velocità di propagazione – velocità con cui si sposta il fronte di fiamma, connessa al tipo di incendio e che determina la sua diffusibilità e pericolosità;
  • lunghezza della fiamma;
  • intensità del fronte di fiamma – esprime l’energia emanata nell’unità di tempo in Kcal per metro lineare.

Nel presente studio questi elementi non sono però stati utilizzati per la caratterizzazione degli eventi per la mancanza di informazioni disponibili al riguardo; l’intensità dell’incendio è stata espressa in termini di superficie percorsa dal fuoco.

Al fine di approfondire la conoscenza della modalità di propagazione del fuoco con finalità previsionali e preventive sono stati elaborati dei “modelli di comportamento del fuoco”. Esiste nel dettaglio una vasta gamma di questi modelli la cui difficoltà di implementazione è strettamente correlata all’elevato numero di fattori e di variabili che concorrono all’evento. Principalmente è possibile distinguere modelli empirici, la cui applicazione è limitata da una serie di condizioni legate alla situazione peculiare in cui i dati di base vengono raccolti, e modelli fisici, spesso difficilmente implementabili a causa della indisponibilità dei dati in ingresso.

L’illustrazione della tipologia di processi connessi l’innesco, lo sviluppo e la propagazione del fuoco non può esulare dalla trattazione delle conseguenze degli eventi di incendio boschivo. Il passaggio degli incendi nell’ecosistema forestale comporta infatti danni alle molteplici funzioni espletate dal bosco la cui entità è riconducibile come anticipato al comportamento degli incendi e alle caratteristiche vegetazionali e morfologiche del sito in cui si sviluppano. Ai danni più visibili al popolamento arboreo si affiancano altri deterioramenti più difficilmente individuabili e quantificabili, che coinvolgono il funzionamento dell’ecosistema “bosco” e il suo ruolo nell’intero contesto territoriale di riferimento. Dalla perdita, totale o parziale, del soprassuolo arboreo derivano infatti profonde modificazioni alla vegetazione erbacea e arbustiva, alla fauna in genere, alle proprietà del suolo, così come la fruibilità del bosco, e al suo inserimento nel paesaggio. Dunque le principali azioni dirette del fuoco, fra cui si annoverano la rapida rimozione dall’ecosistema di grandi quantità di biomassa e necromassa animale e vegetale in tempi estremamente rapidi, la scissione dei composti chimici complessi del suolo in elementi semplici in tempi accelerati rispetto al ciclo degli elementi, il riscaldamento dell’ambiente e l’immissione in atmosfera di grandi quantità di anidride carbonica in tempi brevi, determinano una serie di ripercussioni su:

  • le proprietà chimiche e fisiche del suolo e dell’atmosfera;
  • le caratteristiche degli habitat e la loro variabilità;
  • l’insediamento, la densità, l’accrescimento, lo sviluppo delle popolazioni animali e vegetali;
  • le relazioni di comunità e la dinamica successionale;
  • la struttura specifica e spaziale dei soprassuoli forestali;
  • l’accumulo di necromassa, le popolazioni dei decompositori e il ciclo degli elementi;
  • l’adattamento genetico delle specie;
  • gli effetti patologici delle popolazioni di insetti, parassiti e funghi.

Alla luce di queste considerazioni la stima dei danni causati dagli incendi boschivi appare assai complessa e può essere condotta in vario modo; infatti in funzione dell’obiettivo che si desidera perseguire nella quantificazione del danno, diverse sono le variabili che di volta in volta è necessario prendere in considerazione.

Le cause degli incendi boschivi

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Per delineare un quadro articolato del fenomeno degli incendi boschivi è indispensabile procedere ad un esame approfondito delle cause, al fine di individuare gli aspetti più significativi della dinamica degli eventi, le connessioni con il contesto socio-ambientale nel quale si sviluppano gli incendi, i vantaggi e gli interessi – anche di tipo criminoso – che si intrecciano con il verificarsi degli eventi, le misure da adottare per contrastarne gli effetti.

Nell’anno 2001 il Governo ha affidato al Corpo Forestale dello Stato l’incarico di condurre un’analisi approfondita sulle cause degli incendi.

L’indagine conoscitiva, condotta sull’intero territorio nazionale dal Servizio Antincendio Boschivo del Corpo Forestale dello Stato con la collaborazione degli Uffici Forestali delle Regioni a Statuto ordinario e dei servizi Antincendio delle Regioni e delle Province Autonome, ha permesso di raccogliere numerose informazioni sull’articolazione dei sistemi antincendio, sulle risorse umane e strumentali impiegate nell’azione di contrasto al fenomeno, sui sistemi di analisi delle cause dei singoli eventi. L’indagine conoscitiva ha altresì evidenziato la necessità di standardizzare il sistema di rilevazione delle cause ed informatizzare la gestione delle informazioni acquisite. Sono state prese in considerazione cinque categorie di cause: naturali, accidentali, colpose, dolose e dubbie e per ciascuna di queste cause è stata individuata una serie di motivazioni.

Cause naturali

Gli incendi dovuti a cause naturali sono quelli causati da eventi propri della natura e quindi inevitabili. Tra le cause naturali l’unica che ha rilevanza in Lombardia è il fulmine, la cui incidenza è comunque molto contenuta. Gli incendi causati da fulmine si verificano prevalentemente nelle zone montane: il fulmine appicca il fuoco al legno dell’albero o ai materiali combustibili della lettiera, spesso in zone impervie, per cui l’avvistamento del focolaio può essere tardivo e gli interventi difficoltosi a causa della distanza dalle principali vie di comunicazione.

Altre cause naturali sono rappresentate dalle eruzioni vulcaniche e dal fenomeno della autocombustione che non si verifica nelle condizioni climatiche che caratterizzano il territorio lombardo.

Cause accidentali

Gli incendi dovuti a cause accidentali sono quelli causati da eventi che non dipendono direttamente dall’azione umana, anche se sono riconducibili alla presenza dell’uomo ed alle sue attività sul territorio. Sono compresi in questa classe gli incendi provocati da scintille, che si originano dall’attrito degli impianti frenanti dei treni e da variazioni di tensione sulle linee elettriche o rottura, e conseguente caduta al suolo, di conduttori di impianti ad alta tensione. In entrambi i casi la presenza di materiale vegetale al suolo, secco e facilmente infiammabile, può determinare l’insorgere di un incendio.

Cause involontarie o colpose

Gli incendi dovuti a cause involontarie o colposi sono causati da comportamenti umani posti in essere senza la deliberata volontà di causare, per mezzo del fuoco, un danno all’ambiente naturale od alla proprietà altrui. Sono riconducibili ad una diversificata serie di azioni connesse con l’uso del territorio, quale sede di attività produttive come l’agricoltura e l’allevamento, o legate alla frequentazione dei contesti rurali e boscati da parte di turisti, escursionisti, cacciatori, automobilisti che, con la loro condotta, possono determinare l’insorgere di incendi. La colpa si configura quando si opera con negligenza, imprudenza o imperizia, spesso in violazione di norme e regolamenti. Tra le cause involontarie assumono particolare rilievo le seguenti azioni: Abbandono di mozziconi di sigarette e fiammiferi Con l’aumento dell’estensione della rete viaria principale e secondaria all’interno delle zone boscate e nelle aree rurali è aumentata la possibilità di penetrazione all’interno delle aree forestali per esigenze connesse ad attività produttive, ricreative e turistiche. Cerini e mozziconi di sigarette abbandonati o lanciati imprudentemente lungo i sentieri, le piste forestali, le strade rotabili e le linee ferroviarie possono, cadendo sull’erba secca o su altri residui vegetali molto fini e fortemente disidratati, provocare l’innesco di un incendio.

Attività agricole e forestali

Ancora oggi, soprattutto in aree di collina e di montagna, il fuoco viene spesso impiegato per eliminare i residui vegetali provenienti da lavorazioni agricole e forestali e per rinnovare i pascoli e gli incolti.

Tali operazioni vengono effettuate in periodi che coincidono spesso con quelli di maggior rischio per gli incendi boschivi, in aree ove le superfici agricole sono contigue a boschi ed incolti che costituiscono facile preda del fuoco.

Attività ricreative e turistiche, lanci di petardi e razzi, uso di apparecchi di vario genere, bruciature di rifiuti in discariche abusive, cattiva manutenzione di elettrodotti

Una modesta quota di incendi colposi si origina durante lo svolgimento di attività ricreative e turistiche e a seguito di smaltimento con il fuoco di rifiuti abbandonati in prossimità o all’interno delle aree boscate. Gli eventi originati da fuochi pirotecnici, lanci di petardi o razzi, brillamento di mine o esplosivi, uso di apparecchi a motore, a fiamma, elettrici o meccanici, manovre militari o esercitazioni di tiro hanno un incidenza ancora più ridotta.

Cause volontarie o dolose

Gli incendi dovuti a cause volontarie o dolosi sono riconducibili alla deliberata volontà di appiccare il fuoco per procurare un danno all’ambiente o alla proprietà altrui, con la coscienza e la consapevolezza di compiere un’azione contro la legge.

Le motivazioni che sottintendono la complessa casistica degli incendi dolosi possono essere suddivise in tre grandi gruppi:

Ricerca di un profitto

Spesso gli incendi dolosi derivano dall’erroneo convincimento che le aree boscate percorse e/o distrutte dal fuoco possano successivamente essere utilmente utilizzate a vantaggio di interessi specifici, connessi alla speculazione edilizia, all’esercizio della caccia ed al bracconaggio, all’ampliamento ed al rinnovamento delle coltivazioni agrarie. In altri casi essi sono riconducibili alla prospettiva di creare occupazione nell’ambito delle attività di vigilanza antincendio, di spegnimento e di ricostituzione boschiva. Tali motivazioni sono vanificate in partenza dalle disposizioni contenute nella Legge 353/2000, la Legge quadro in materia di incendi boschivi, che prevede, per un consistente numero di anni successivi all’incendio, precisi divieti e limitazioni d’uso del suolo nelle superfici percorse dal fuoco.

Il catasto delle aree percorse dal fuoco, istituito dalla stessa legge quadro in materia di incendi boschivi, è destinato a diventare, non appena a regime, un valido strumento per l’applicazione dei predetti limiti e divieti e quindi anche per la prevenzione degli incendi dolosi innescati per perseguire interessi specifici.

Proteste e risentimenti

Un’altra tipologia di motivazioni degli incendi dolosi comprende le manifestazioni di protesta e risentimento nei confronti di privati o della Pubblica Amministrazione a seguito dei provvedimenti da essa adottati, quali l’istituzione di aree protette o la limitazione dei periodi e delle aree di caccia.

Motivazioni di ordine patologico o psicologico

Si tratta di azioni ascrivibili a problemi comportamentali, quali la piromania e la mitomania. Gli eventi generati da questo tipo di cause, difficili da prevedere per la varietà e la specificità delle circostanze che li originano, tendono a manifestarsi con una certa ripetitività nella stessa zona e, pertanto, possono essere oggetto di attività di indagini mirate.

Cause dubbie

Gli incendi dovuti a cause dubbie sono quelli per i quali, in conseguenza della mancanza di risconti precisi sul luogo dell’evento o di validi indizi, non è possibile inquadrare l’evento in una delle precedenti categorie.

Nel caso in cui invece sia possibile determinare la involontarietà o la volontarietà dell’incendio ma non sia possibile approfondire, per mancanza di elementi obiettivi, l’analisi della causa sino a determinare il fine perseguito dall’autore, gli eventi sono classificati nelle categorie delle cause colpose e/o dolose non definite.

In tutto il mondo il rischio d’incendio rappresenta una gravissima minaccia per boschi e foreste, con possibili ripercussioni non solo sotto il profilo ecologico ma anche economico e sociale.

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