Come azzerare un fucile slug

Come azzerare un fucile slug

È un’operazione come già detto fondamentale per garantire il perfetto rendimento dell’arma.

Proprio come per le armi rigate, anche per le “slug” è necessario l’azzeramento delle mire con la cartuccia che impiegheremo a caccia.

Vogliamo sottolineare che è sempre meglio effettuare una prima valutazione della balistica della nostra arma, saggiando pochi colpi di diversi tipi di munizioni.

Trovata la cartuccia più performante e costante, sarà il caso di acquistarne una buona scorta, tutte del medesimo tipo e lotto, almeno il fabbisogno di una stagione venatoria.

Per eseguire un corretto e razionale azzeramento, con le cartucce acquistate ed un paio di bersagli da pistola standard, si andrà presso un poligono di tiro oppure in campagna, comunque in condizioni di totale sicurezza.

La taratura dell’arma liscia a palla dovrebbe essere eseguita sulla doppia distanza dei 25 e 50 metri.

Infatti una taratura a tali distanze sarà adeguata per i più svariati scenari di caccia e, calcolando un calo di traiettoria standard e non eccessivo della palla, renderemo l’arma utilizzabile fino a circa 70 / 80 metri, limite massimo ragionevole per l’arma a canna liscia, a palla.

Il tiro, per evitare possibili errori personali, dovrà avvenire preferibilmente in poligono, usando come appoggio un bancone da tiro e da seduti, con l’arma in stabile appoggio su un rest a tre piedi da carabina e posteriormente il sacchetto da tiro in pelle pieno di sabbia.

Insaccata l’arma sui due appoggi con il centro dell’astina in legno su quello anteriore e la punta inferiore del calcio su quello posteriore, troveremo subito una collocazione molto ferma e stabile dell’arma.

Ora, collimando esattamente la punta del mirino ben allineata alla tacca di mira col centro del barilotto nero del bersaglio, potremo iniziare a sparare.

I bersagli ideali sono quelli da pistola standard, quelli bianchi con la zona circolare centrale nera.

Ne fisseremo uno a 25 ed uno a 50 metri.

Trovata la posizione più ferma del fucile, la punta del mirino va prima centrata nella “V” o “U” della foglietta, allineando i tre margini superiori, i due estremi della tacca e quello centrale del mirino, quindi senza perdere l’allineamento orizzontale dei tre punti, porremo la punta del mirino (il riferimento in mezzo dei tre) sulla zona centrale del bersaglio nero.

L’allineamento ora è perfetto.

La taratura la si fa sparando prima a 25 metri, poi a 50 metri dove si verifica soprattutto quale sia il calo di traiettoria.

Lo sparo deve avvenire sempre scattando (tirando il grilletto) dolcemente e senza strappi che muovono il fucile; meglio farlo sparando in apnea dopo un paio di profonde inspirazioni ed una mezza espirazione: in questo modo il colpo sarà preciso, perfetto ed affidabile.

Dopo i primi tre colpi, sapremo quindi dove spara esattamente il nostro fucile con “quella cartuccia” e, se necessario, provvederemo ora a correggere la mira posteriore e a portare i colpi esattamente nel centro.

Le correzioni si fanno meccanicamente intervenendo tramite la tacca di mira, quella posteriore più vicina all’occhio, che ha la possibilità di muoversi micrometricamente a destra/sinistra per correggere la deriva e in alto/basso per correggere l’alzo.

Con un cacciavite piccolo o una chiave a brugola (Allen) eseguiremo per gradi le correzioni.

Anche il mirino anteriore, a volte, può partecipare alla correzione della deriva, spostandosi su una slitta trapezoidale a destra/sinistra, ma richiede un attrezzo speciale e preferibilmente l’armaiolo.

La tacca nella correzione segue il tiro: spostata a dx, porta il tiro a destra e, al contrario, se spostata a sx, porta il tiro a sinistra; alzata, alzerà il colpo ed abbassata, lo abbasserà sul bersaglio.

Il mirino lavora come allo specchio, quindi segue l’errore: portato a dx, sposta il tiro a sinistra e viceversa; se sostituito con uno più alto, abbassa il tiro, se con uno più basso, lo alza.

A correzione ultimata il nostro fucile dovrà colpire sistematicamente il centro del bersaglio a 25 metri.

Ora ci porteremo sul bersaglio a 50 metri e sparati tre colpi, vedremo dove sarà spostato il nostro impatto, solitamente esso si abbassa di poco.

Se si caccia prevalentemente in zone aperte, sparando a medio lunga distanza, si può compensare la taratura ai 50 metri con una piccola correzione dell’alzo.

Una volta collimata l’arma e verificata la sua affidabilità del tiro con una rosata finale di 5 colpi, passeremo a stringere le regolazioni delle mire, magari fissandole con una toccatura di frenafiletti medio (quello azzurro).

La collimazione andrà chiaramente riverificata se cambieremo tipo di cartucce o se incidentalmente l’arma e le mire subiranno impatti o urti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *