Sport e Tiro

Anche quest’anno l’associazione Italcaccia ha organizzato il campionato di Tiro a Volo 2019 al quale hanno partecipato tiratori e concorrenti provenienti da ogni parte d’Italia.

Tutti noi sappiamo che alcune discipline hanno un fascino incredibile, perché sono il frutto di una lunga tradizione e di tanta storia. Si parla di sport che, in un modo o nell’altro, rappresentano anche un vero e proprio vanto nazionale all’estero, fatto di molteplici successi e di grandi traguardi raggiunti. E in questa ristretta lista troviamo senza ombra di dubbio il tiro a volo: una disciplina olimpica che ha regalato (e continua a regalare) tante soddisfazioni alla bandiera tricolore. Vediamo dunque come nasce questa tradizione, insieme alla storia e ai successi del tiro a volo italiano, dalle medaglie olimpiche al trionfo al Mondiale 2019.

Un accenno alla storia e ai passati successi – La nascita del tiro a volo risale addirittura all’800, e la sua storia è abbastanza inconsueta: ai tempi, infatti, gli americani iniziarono ad usare le palle di vetro degli alberi di natale come bersagli, da colpire con la massima precisione. Le palle in questione venivano sparate in aria da un macchinario che venne subito ribattezzato “Balltraps”. Agli inizi del ‘900 questa competizione esordì ai Giochi Olimpici, dopo la sostituzione delle palle di vetro con i piattelli discoidali in argilla. Infine, nel 1927 nacque in Italia la FITAV, ovvero la federazione italiana del tiro a volo. A livello di Olimpiadi e di storia, non potremmo non citare la vittoria ottenuta da Galliano Rossini nel 1956 (la prima tricolore in assoluto) a Melbourne, e la collezione di medaglie di Giovanni Pellielo (tre argenti e un bronzo). Altri nomi molto noti nel medagliere italiano sono Alessandro Ciceri, Luciano Giovannetti (che detiene il record di ori), Jessica Rossi e Chiara Cainero. Si chiude con le varie discipline del tiro a volo: una lista che include la fossa olimpica (trap), il double trap e lo skeet.

La tradizione italiana al giorno d’oggi – Non solo passato, ma anche presente, perché la tradizione italiana continua a distinguersi anche oggi. Il tutto grazie anche ad aziende specializzate come Beretta: basta navigare sul sito ufficiale (beretta.com/it-it/) per vedere l’ampia gamma di fucili e accessori creati e riconosciuti a livello internazionale. Ancora una volta, infatti, sono i numeri a dimostrare il grande valore di questi prodotti, come quelli registrati nell’ultima edizione dei mondiali ISSF. Non a caso l’azienda di Gardone Val Trompia è riuscita a collezionare ben 28 medaglie su 48: un numero che l’ha posizionata sul podio mondiale dei produttori di fucili.

Si parla poi di una competizione in cui si sono nettamente distinti anche gli atleti italiani, che hanno permesso alla bandiera tricolore di sventolare su tutte le altre. Ai Mondiali 2019, tenutisi a Lonato Del Garda, hanno brillato alcuni atleti in particolare. Ad esempio Diana Bacosi, che ha concesso il bis laureandosi campionessa nello skeet femminile, dando una grande conferma delle sue abilità. Grazie a questa e alle altre medaglie, la Penisola si è aggiudicata la doppia vittoria nel medagliere generale e in quello delle specialità olimpiche, con 23 medaglie e 3 medaglie. Il tiro a volo diventa dunque un “prodotto” autenticamente made in Italy, sebbene le origini di questo sport siano molto lontane dai lidi nostrani.

Il Field Target 

I Prova Camp. Nacional 2011 de Field Target – Portugal

Il Field Target è una disciplina del tiro, nello specifico del tiro ad aria compressa, che prende però spunto dalla tradizione anglosassone di cacciare con armi di piccolo calibro alcuni animali. La disciplina è di tipo non cruento, essendo i bersagli nella pratica sportiva non più costituiti da mammiferi ed uccelli bensì da sagome artificiali. Le attività amatoriali ed agonistiche di Fiel Target si sviluppano in percorsi di tiro preferibilmente immersi nella natura, organizzati su un buon numero di piazzole dalle quali si spara sulle sagome. La disciplina se immersa nella natura può diventare un momento di convivio nel quale stare assieme e sfidare in una attività ludica i propri amici. Il Field Target può essere affrontato sia a livello amatoriale iniziando si dai 10 anni di età sia agonsitico, partecipando alle tante competizioni di carattere regionale, nazionale o internazionale.

La competizione si svolge generalmente in un percorso di campagna organizzato con una serie di piazzole dalle quali si può sparare ad un massimo di 3 bersagli. I concorrenti si muovono in gruppi di due/tre persone accompagnati da un giudice che attribuisce con semplicità il punteggio assegnando un punto per ogni bersaglio abbattuto. Per ogni bersaglio è possibile sparare un solo colpo e la piazzola di tiro viene abbandonata solo al termine dei tiri (uno per ogni bersaglio).

Le armi utilizzabili

Nel Field Target è possibile utilizzare carabine ad aria compressa di modesta capacità offensiva, i libera vendita (con potenza alla volata inferiore a 7,5 joules), oppure con armi ad alta potenza (full power) che la normativa equipara in tutto e per tutto alle armi da fuoco.

carabina da field target



Entrambe le tipologie di carabine si differenziano per il sistema tecnico:

Carabine Springer – è la classica arma ad aria compressa, con sistema di compressione a molla. Il loro costo di acquisto è accessibile e consentono anche al tiratore esperto di effettuare in autonomia interventi tecnici di modifica e personalizzazione. Allo sparo le springer sono abbastanza energiche, ossia “scalciano”, realizzando rosate piuttosto allargate sui bersagli cartacei di prova.
Carabine PCP – il sistema propulsivo della carabina è fornito da una riserva di aria compressa contenuta in serbatoio ad alta pressione (fino a 200 atmosfere). Queste carabine non hanno praticamente rinculo e proprio per l´assenza di reazioni risultano particolarmente precise ed adatte al tiro agonistico. Il loro costo è generalmente più elevato e nella competizione occorse portarsi dietro una pompa ad alta pressione o una bombola.

Il sistema di mira

Per le difficoltà del tiro sono da scartare congegni di mira di tipo metallico e la maggior parte dei tiratori di Field Target utilizzano specifiche ottiche. Occorre quindi dotare la carabina di cannocchiale e nel caso delle springer lo stesso deve essere estremamente robusto dovendo sopportare forti vibrazioni. È necessaria un´ottica variabile con ingrandimenti da 4x fino a 18x almeno. Il cannocchiale deve essere dotato di ghiera di correzione del parallasse indispensabile per tiri superiori ai 10 metri di distanza. Lo stesso deve avere di facile accesso gli elementi di controllo di deriva e alzo azionabili a mano o con una monetina.

Anche i supporti per l´ottica debbono essere appositamente scelti considerando che le carabine springer abbisognano di supporti o molto robusti o ancor meglio ammortizzati.

Le sagome

Le sagome ripoducenti nella figura piccoli roditori o uccelli sono metalliche generalmente di colore nero e sono posizionate a distanze diverse in funzione della tipologia di arma ad aria compressa con la quale si spara:

* da 7 fino a 25-30 metri per le armi definite dalla normativa di “libera vendita” ossia con potenza inferiore a 7,5 Joules;
* fino a 50-60 metri per le armi ad aria compressa senza limitazione di potenza.

Il complire la sagoma non fornisce risultato perché non ne provoca l´abbattimneto. Lo stesso si realizza solo se viene colpita un´area circolare definita “Kill Zone”, evindenziata in genere da colore giallo, rosso o aracione. Quest´area circolare ha un diametro che può variare da 10 fino a 40 millimetri.

Piazzole e posizioni di tiro.

La piazzola è contraddistinta da due paletti che la delimitano, il tiratore si porrà tra gli stessi da quella posizione inizierà a mirare e cercare di colpire i bersagli.

field target hunter

La posizione di tiro è un aspetto molto curato dal regolamento del Field Target: viene definito che il 70-80% dei tiri avvenga da posizione libera, per cui il tiratore si sceglie liberamente la modalità a lui più consona. Il restate 20-30% è obbligato, ossia la piazzola riporta specifiche informazioni sulla postura di tiro da assumere. Generalmente il tiro si effettua da seduti, in piedi o in ginocchio e non è possibile procurarsi appoggio. In tal senso il regolamento è chiaro definendo consentito solo la posizione ove il solo corpo fornisce punto di appoggio dell´arma.

La sequenza di tiro

In corrispondenza della linea di tiro si trovano più sagome; il regolamento ci obbliga a sparare un colpo ad ognuna di esse, con una sequenza che va da sinistra a destra.

Il tiro con l’arco

Con l’invenzione della polvere da sparo e del moschetto, l’arco perse gradualmente importanza come arma da guerra e venne riservato alle attività sportive: caccia e tiro al bersaglio.
Nel 1537, il re Enrico VIII promosse il tiro con l’arco sportivo in Inghilterra, incaricando Sir Christopher Morris di istituire una società arcieristica, la Guild of St. George. Nel 1545 Roger Ascham pubblicò il libro Toxophilus, ora disponibile anche nella traduzione italiana, con cui preservò e diffuse la conoscenza arcieristica dell’epoca e mantenne vivo l’interesse per l’arco tra gli inglesi. Società arcieristiche vennero fondate durante tutto il diciassettesimo secolo e l’indizione di frequenti tornei confermarono il tiro con l’arco come uno sport da competizione: il torneo “Ancien Scorton Silver Arrow” si tenne per la prima volta nel 1673 nello Yorkshire, in Inghilterra e si svolge ancora oggi. Anche le donne si unirono agli uomini nelle competizioni e nel 1787, per la prima volta, furono ammesse in una società arcieristica. Con l’arco turco vennero fatte soprattutto gare di distanza: il miglior tiro di questo tipo documentato fu effettuato nel 1798 dall’imperatore ottomano Selim III, che scagliò due frecce da competizione a 889 metri, impresa mai eguagliata con archi di costruzione tradizionale.
Negli Stati Uniti Maurice Thompson scrisse un libro, The Witchery of Archery, aiutando così a diffondere l’interesse nell’arco attraverso il Paese.
La prima società arcieristica Nord Americana, gli United Bowmen di Filadelfia, fu istituita nel 1828; l’entusiasmo per il tiro di campagna, un tipo di competizione che simula la caccia, e la caccia vera e propria, portarono alla fondazione della National Field Artchery Association nel 1939; nel 1979 fu fondata la National Archery Association che iniziò a tenere tornei di tiro alla targa. Il tiro con l’arco fu presente alle Olimpiadi per la prima volta a Parigi, nel 1900; si tirò con l’arco anche nel 1904 a St. Louis, nel 1908 in Inghilterra, e nel 1920 in Belgio. Solo nel 1972 il tiro con l’arco fu di nuovo ammesso alla Olimpiadi. Per diversi anni le competizioni arcieristiche internazionali si diffusero a fatica per la mancanza di un regolamento uniforme, accettato da tutti: la Nazione ospite di solito organizzava il tipo di torneo più popolare nel Paese; se il tiro con l’arco non era popolare nel
Paese che ospitava il torneo, non veniva introdotto negli incontri polisportivi. Per organizzare meglio il tiro con l’arco competitivo, gli arcieri polacchi si impegnarono negli anni 30, nella fondazione di un organismo internazionale, la Federation Internationale de Tir L’Arc, meglio conosciuta come FITA, che stabilì un regolamento universale e un tipo di torneo
che con il tempo fu adottato sia dagli uomini che dalle donne nelle Olimpiadi moderne.

Gli archi moderni
Naturalmente gli archi attuali sono ben diversi dagli archi usati nel tempo: il progresso tecnico nella struttura degli archi e delle frecce ha incrementato la loro precisione e la loro robustezza, quindi l’interesse nel tiro con l’arco.
Oggi sono organizzate gare con diversi tipi di arco:

  • arco Long Bow, il tipo di arco più simile all’arco tradizionale, anche se di solito realizzato in
    base a disegni studiati a fondo e con tecniche moderne: incollaggio di diversi strati di legni
    di essenze diverse, eventualmente rinforzati da lamine di materiale sintetico;
  • arco cosiddetto “Olimpico”, perché archi di questo tipo sono usati per le gare olimpiche;
    non più costruiti in legno ma in tre parti distinte, da montare prima del tiro: un riser
    centrale in metallo e due flettenti, realizzati con materiali sintetici; per il tiro questo arco è
    equipaggiato con mirino ed altri ausili per il tiro;
  • arco compound, inventato dall’americano H. W. Allen nel 1966: questo arco si serve di
    pulegge eccentriche o camme, montate alle estremità dei flettenti, e di una incordatura
    particolare per ridurre la forza necessaria per tenere aperto l’arco e poter usare così archi
    più potenti. Ideato per la caccia (per poter tirare frecce più lontano e con potere di
    penetrazione maggiore) questo arco, molto popolare nel Nord America, è usato anche per
    le gare di tiro, sia alla targa che nel tiro di campagna. Equipaggiato con diversi ausili ed
    usato con uno sgancio meccanico permette di effettuare tiri di notevole precisione.

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