Offese a don Sacella, condanna e caso riaperto

Diffamazione, la sentenza: pena di un mese per un animalista, l’altra assolta. Ma il giudice ha ordinato di proseguire le indagini alla ricerca di complici

Una condanna ed un’assoluzione per gli animalisti. Ma la procura dovrà riavviare le indagini e individuare gli altri responsabili. E’ la decisione arrivata ieri in tribunale nell’ambito del processo con rito abbreviato che vedeva imputati due animalisti, un uomo e una donna accusati di diffamazione, stalking e minacce in concorso nei confronti del parroco di Torre Maina, don Pierino Sacella. Secondo le accuse i due, insieme ad altri attivisti si erano recati davanti alla chiesa, nel corso delle funzioni religiose e avevano etichettato il parroco come ‘assassino’ vista la sua attività di cacciatore. La donna ieri è stata assolta per non aver commesso il fatto: mancava la prova della sua condotta ‘attiva’ nelle manifestazioni mentre il secondo animalista è stato condannato ad un mese per diffamazione, oltre al risarcimento del danno per i post pubblicati sulla sua pagina Facebook. Ma il giudice ha anche trasmesso gli atti al pm per procedere per diffamazione e minacce aggravate nei confronti di tutti coloro che erano davanti alla chiesa, con tanto di cartelli la sera del 24 dicembre 2019. I militari nell’occasione identificarono 17 persone: ora dovranno essere svolte indagini per capire chi, all’interno del gruppo di animalisti, minacciò e diffamò appunto il parroco, parte civile al processo. “Prete assassino, se ti troviamo in campagna non sarai protetto dalle mura della tua chiesa” avevano gridato gli attivisti all’indirizzo del parroco che mai aveva nascosto la sua passione per la caccia. In sede civile il don ha chiesto un totale di 350mila euro citando per danni, non solo i due, ma tutti i manifestanti presenti identificati dai carabinieri. Inizialmente la Procura aveva chiesto l’archiviazione del caso ma l’avvocato del religioso, il legale Luca Pastorelli, aveva presentato opposizione. L’archiviazione era stata quindi respinta.

“E’ stato dimostrato – sottolinea l’avvocato Pastorelli – un atteggiamento che va al di là del diritto di critica. Il processo sconta però una assoluta mancanza di indagine da parte della Procura. Ora si ‘riparte’ per individuare i responsabili di minacce davanti alla chiesta, rilevate come sussistenti”. Articolo

Lascia un commento