Giornata mondiale della Falconeria

Arte della falconeria, un patrimonio culturale vivente

In Italia la falconeria è un patrimonio vivente e creativo ricco di significati ed espressioni culturali che formano, in un territorio geografico relativamente contenuto, un corpus culturale straordinariamente vasto che spazia dall’architettura, alla storia, alla letteratura, all’arte, ai toponimi e i nomi di famiglia, fino a poesia, musica e teatro. La comunità coinvolta nella pratica dell’arte della falconeria è rappresentata da circa 600 falconieri (numero in crescita soprattutto fra i giovani e le donne). In Italia, la falconeria viene praticata su tutto il territorio nazionale, sia in aree urbane che rurali, con una maggiore presenza di falconieri in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. Anche le regioni del sud vedono una discreta presenza di falconieri, anche se meno rappresentati a livello associazionistico. La pratica della falconeria essendo strettamente legata alla natura dipende fortemente dei territori disponibili, dalla loro conformazione e dalla disponibilità di prede, nonché delle limitazioni territoriali e temporali proprie dell’attività venatoria. La localizzazione geografica attuale della falconeria ricalca in gran parte quella storica legata alle corti
rinascimentali e ancor prima ai Palazzi comunali toscani, Castelli federiciani nel sud d’Italia. Tra i molteplici esempi di
evidenze artistiche e architettoniche espressione della pratica della falconeria si possono ricordare i castelli sforzeschi
lombardi (Milano, Pavia, Vigevano), il Palazzo Ducale e Palazzo Tè di Mantova e il Casino di Caccia presso il Bosco della
Fontana a Marmirolo, il Castello Buonconsiglio a Trento, il Palazzo Pubblico di Siena, la Torre Grossa di San Gimignano,
la cripta e il Castello di Melfi, Castel del Monte in Puglia, il Palazzo dei Normanni a Palermo.

Per falconeria si intende l’arte di catturare prede selvatiche nel loro ambiente naturale, per mezzo di rapaci addestrati a questo scopo. La pratica della falconeria, nata oltre 4.000 anni fa nelle steppe asiatiche come metodo per procurarsi il cibo, oggi è diffusa in oltre 60 paesi e nel corso dei millenni ha permesso ai falconieri di accumulare un incredibile patrimonio di conoscenze relative alla natura e all’universo. Nel tempo si è arricchita di nuovi valori e conoscenze e si evoluta rafforzando gli aspetti più legati alla conservazione della natura, al patrimonio culturale e all’impegno sociale all’interno delle comunità. I falconieri promuovono e sostengono la necessità di salvaguardare le risorse naturali, oggi sempre più a rischio per i cambiamenti climatici e i disastri ambientali, e di usarle in modo sostenibile. I loro contributi in campi quali la biologia dei rapaci e la conservazione della biodiversità, oltre che in settori come la veterinaria, l’etologia, l’allevamento, la riabilitazione, il supporto a iniziative volte a migliorare la conservazione della natura e a
contrastare il bracconaggio, sono particolarmente significativi.

Esistono due principali modalità di pratica della falconeria, che dipendono dal territorio, dalla specie del falco utilizzata, dalle conoscenze e tecniche tradizionali di volo: Alto Volo e Basso Volo. In Italia con la rinascita avvenuta a metà del XX secolo l’arte della falconeria si è caratterizzata per la concezione estetica ed etica del volo, definendo lo stile italiano o “stile Coppaloni” secondo canoni di “purezza” del volo e di rispetto per i rapaci. L’addestramento e il mantenimento del benessere del falco richiedono grande cura e sono connessi alla necessità che il rapace ha di librarsi libero, senza avere tempi prestabiliti per il suo volo, né modalità invasive di monitoraggio. Il falco si lega al falconiere unicamente attraverso esperienze positive; dopo essersi abituato a mangiare tranquillo sul pugno del falconiere, il falco inizia i primi esercizi, per sviluppare la muscolatura e le abilità di volo, fino ad essere introdotto alla predazione. I falconieri, pur esercitando un’attività individuale, formano una comunità variegata che condivide la stessa passione per i rapaci e il loro ambiente naturale e i valori culturali della condivisione, dello scambio e trasmissione di esperienze e del sostegno e rispetto reciproco. In Italia si organizzano annualmente raduni, aperti anche al pubblico, che sono un’occasione per i falconieri, per mantenere vivo il senso
d’identità stessa della comunità. Spesso ai raduni sono invitati anche falconieri internazionali e la loro presenza arricchisce la coesione sociale della comunità, crea cooperazione e accresce la conoscenza di diverse espressioni culturali. I falconieri esperti sono detentori dell’elemento ed hanno un ruolo importante nella trasmissione, poiché l’apprendimento dell’arte venatoria della falconeria è basato sull’esperienza e sull’affiancamento di un mentore esperto. La falconeria è un ‘arte del conoscere e del saper fare’ che viene trasmessa di generazione in generazione sia attraverso attività formali che informali, quali corsi, workshop, raduni e affiancamento a falconieri esperti.

In Italia la falconeria è regolamentata dalla legge n.157/92 in materia di attività venatoria. La mancanza di una normativa dettagliata e del riconoscimento delle peculiarità della falconeria e delle necessità di volo durante tutto l’anno dei rapaci per il loro benessere è un elemento che può condizionare la pratica della falconeria. Si rende inoltre necessaria la definizione di un codice etico e di un database dei rapaci posseduti. La falconeria ha lasciato un segno profondo nella storia e nella cultura, di cui ancora oggi rimangono innumerevoli testimonianze. È impossibile definire con precisione il luogo dove, per la prima volta, sia stata praticata questa forma di caccia, ma certamente risale a oltre 4.000 anni fa. Durante il Medioevo si assiste a una progressiva diffusione della falconeria in Italia attraverso tre differenti vie: l’influenza delle popolazioni Germaniche durante le invasioni barbariche; i falconieri Arabi giunti alla corte Normanna di Federico II; i contatti Veneziani con l’Asia e l’Estremo Oriente. Nel periodo che va dall’anno Mille al 1400, la falconeria in Italia diventa protagonista in ambito culturale, letterario e politico e si lega inestricabilmente alla figura del cavaliere, secondo il simbolismo medioevale e i rituali magici dell’epoca. La falconeria non è più solo un tipo di caccia, ma anche un modo di vita, un “fenomeno culturale.

La testimonianza di un Falconiere:

“Il rapporto tra me e il mio falco è unico… ho passato molto tempo ad addestrarlo e ora siamo amici intimi”, ha detto Ibrahim dopo che il suo uccello è atterrato sul suo pugno guantato. Ibrahim ha affermato che l’evento, che si celebra ogni anno il 16 novembre in tutto il mondo, ha lo scopo di diffondere la consapevolezza sui rapaci attraverso lo svolgimento di una serie di attività come dimostrazioni, discussioni e workshop pratici. Ibrahim, che è un falconiere da più di 30 anni, ha affermato che i club di falconeria egiziani adottano i principi dell’Associazione internazionale per la falconeria, che si dedica alla conservazione dell’antica arte della falconeria. “Come stabilisce l’IAF, preservare la falconeria implica mantenere non solo la cultura tradizionale che costruisce abilità pratiche di empatia con gli animali, ma anche la conservazione dei rapaci e delle loro prede”, Amo la falconeria.. ha detto Ibrahim.

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