L’angolo della Balistica

Il Socio Gioacchino Pesce è nato a Lucera (FG) dove vive e lavora nella sua armeria ed ha ricoperto incarichi di consulenza presso il Banco Nazionale di Prova di Gardone Val Trompia, ed attualmente presso la Federazione Italiana di Tiro a Volo, appassionato cacciatore e tiratore di piattello fossa dove ha ottenuti ottimi risultati vincendo svariate gare e meritando svariati titoli e importanti riconoscimenti. Ultimamente il Coni gli ha concesso la prestigiosa stella di bronzo e quella d’argento alla carriera. Si ringrazia l’amico Gioacchino che si è reso disponibile parlandoci di balistica con l’articolo che segue. Nella sua legge Lavoisier diceva: “Nulla si crea nulla si distrugge, ma tutto si trasforma” e Giambattista Vico ribadiva: “corsi e ricorsi della Storia”.

Prendendo spunto da questi sommi mentori possiamo affermare che anche l’arte della ricarica ha goduto di periodi più floridi e meno floridi accompagnando i cacciatori e i tiratori nelle loro cimentazioni balistiche. Un tempo relativamente breve, il ricaricare era quasi una necessità e non solo. Il cacciatore, sempre per necessità, doveva sapersi riparare la propria arma e ancora doveva addestrare il proprio cucciolo e talvolta anche il cane adulto occupandosi della sua salute. Per onestà va detto che questo rendeva il cacciatore più colto, con esperienza maturata sulla sua pelle, coniando il detto “tanti nascono cacciatori, ma pochi lo diventano”. Sta comunque di fatto che la ricarica è una passione, un’adorazione delle bilancine, calibratori, bobine, immergendosi nel mondo magico della ricarica. Chi scrive è un malato cronico, afflitto da una sintomatologia quasi preoccupante, incarnata dal nonno e dal padre armieri. Il padre ha fatto di tutto per farlo laureare e poi impiegare nel mondo della scenografia. Che si può dire, nel suo dna c’era l’armiere e oggi ha un’armeria con tanto di caricamento ufficiale industriale, dedicandosi inoltre alle perizie balistiche presso vari Tribunali. Nei rari momenti di tranquillità e di pace interiore si dedica alla nobile arte della ricarica. Ecco perché quando il Direttore di questo giornale, suo vecchio amico che conosce le sue passioni gli ha chiesto di scrivere qualcosa, non ha potuto dirgli di no. La ricarica pur non essendo una necessità resta sempre un meraviglioso passatempo ed una sublime soddisfazione quanto abbatti quel tordo un po’ lungo con quella cartuccia che hai caricato con gr. 1,50 di Sipe e 32 grammi di piombo del 9, con tutto il rispetto dei caricamenti industriali da blasonate aziende. Ma noi quando carichiamo ci mettiamo il cuore, l’amore, non dimenticandoci però, che il caricamento domestico richiede delle attenzioni, con riguardo a tutte quelle armi che nel tempo si sono modificate subendo profonde trasformazioni nel nome della tecnologia. La tecnologia è passata dalle amate doppiette e sovrapposti ai semiautomatici con canna rinculante, agli eccellenti sottrazione di gas per raggiungere l’elevata tecnologia dei fucili inerziali. Dai bossoli a cartone siamo passati a quelli in plastica.
Per cui in questo numero mi limiterò solo ad un accenno di distinzione per famiglie. Le monobasiche, ossia quelle ad alta percentuale di nitrocellulosa e le doppie basi, ove è presente la nitroglicerina. La ricarica sta conquistando spazio anche nel settore delle munizioni metalliche, sia per arma lunga che per corta. Nelle munizioni metalliche vanno ricercate delle soluzioni adeguate e mai empiriche, perché la diversità dei calibri e le tipologie delle armi richiedono ognuno la sua munizione. Gli inneschi con fulminanti al mercurio, oggi prodotti allo stifnato di piombo così da evitare residui corrosivi alle canne. Il borraggio era di sughero tritato e impastato con paraffina e perché no si usava anche la segatura, oggi si fa largo consumo di borre in plastica dalle performance uniche. Il piombo, una volta era puro senza additivi, come l’antimonio per renderlo più duro, permettendo una migliore sfericità.
Per la trattazione della polvere servirebbero svariate colonne…
Insomma, amici, ci sarebbe da scrivere tanto, ma dal prossimo numero cercherò di stringere la rosa e di rispondere alle vostre domande, in attesa di ricevere un Waidmannsheil da tutti.

Gioacchino Pesce

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